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Forum di Edizioni XII

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Formule e parole
view post Posted on 3/12/2007, 13:18P_QUOTE
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FORMULE E PAROLE

La probabilità del refuso
Parte 0
Parte 1 (gli ingredienti)
Parte 2 (la ricetta: primo piatto)
Parte 3 (la ricetta: secondo piatto)
Parte 4 (il dessert)
Parte 5 (il conto)
Parte 6 (il limoncello offerto dalla casa)

Gli anagrammi
Parte 1 (il caso più semplice)
Parte 2 (interludio)
Parte 3 (il caso generale)

Analisi statistica della Divina Commedia
Parte 1
Parte 2 - la Divina Commedia è vuota!
Parte 3 - la Divina Commedia è laica?!?
Parte 4 - la distribuzione generale
Parte 5 - la Divina Commedia è "concentrata"?
Parte 6 - la Divina Commedia è molto "concentrata"!
Parte 7 - l'analisi delle occorrenze
Parte 8 - il testo ideale
Parte 9 - l'analisi per lunghezza delle parole
Parte 10 - Dante Alighieri era pigro?
Parte 11 - la ricchezza del vocabolario della Divina Commedia
Parte 12 - la Divina Commedia contro tutti
Parte 13 - Dante contro tutti
Parte 14 - L'analisi dei types per lettera iniziale
Parte 15 - L'analisi dei tokens per lettera iniziale
Parte 16 - L'analisi per lettera finale
Parte 17 - La Divina Commedia è simmetrica?
Parte 18 - Lettere iniziali e lettere finali: c’è qualche legame?
Parte 19 - Dante Alighieri e l'Associazione XII

I Nobel per la letteratura
Introduzione
Parte 1: il sesso dei vincitori
Parte 2: l'età dei vincitori
Parte 3: la lingua dei vincitori
Parte 4: la provenienza dei vincitori
Parte 5: una previsione "out-of-sample"
Parte 6: conclusioni
Parte 7: bonus track 1
Parte 8: bonus track 2

Il paradosso di Lewis Carroll
Parte 1
Parte 2
Parte 3

Edited by sarrus - 7/5/2009, 15:06

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sator

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 24/11/2009, 11:48


Dài un occhio qui se non lo conosci già: R.W.Hamming. Coding and Information Theory. Seconda edizione, Prentice-Hall, 1986.
Quello che stai modellizzando tu per ora è una trasmissione di informazione in un canale con rumore, un problema classico di teoria dell'informazione.

Peraltro, perché usi le parole e non i caratteri?
I refusi standard (di livello zero) sono sui caratteri secondo me (tanto è vero che uno può anchesbagliare gli spazi).
Poi direi che ci sono refusi di livello uno che salgono al livello delle parole (come dei difetto di concordanza, parole ripetute due due volte ecc.).

Edited by Emiurgo - 13/12/2007, 12:40

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CITAZIONE (Emiurgo @ 7/12/2007, 14:16)
CITAZIONE (sarrus @ 3/12/2007, 13:18)
3)Ci conto!

Dài un occhio qui se non lo conosci già: R.W.Hamming. Coding and Information Theory. Seconda edizione, Prentice-Hall, 1986.
Quello che stai modellizzando tu per ora è una trasmissione di informazione in un canale con rumore, un problema classico di teoria dell'informazione.

Peraltro, perché usi le parole e non i caratteri?
I refusi standard (di livello zero) sono sui caratteri secondo me (tanto è vero che uno può anchesbagliare gli spazi).
Poi direi che ci sono refusi di livello uno che salgono al livello delle parole (come dei difetto di concordanza, parole ripetute due due volte ecc.).

Siamo d'accordo, quello che sto scrivendo è una banalissima applicazione del modello binomiale (in statistica la variabile aleatoria binomiale è una delle variabili discrete più usate... fa addirittura parte del programma di Economia!).

Sul livello del refuso, mi viene più naturale ragionare in termini di parole e non caratteri, cioè un carattere di per sé non è mai sbagliato, è solo nel contesto di una parola che lo diventa. Gli spazi potrebbero rientrare, nel senso che "Iosono" è un refuso perché è una parola che non esiste.
Hai ragione nel richiamare l'esistenza di diversi livelli, per me il livello successivo sarebbe quello delle frasi (una parola ripetuta è un refuso per la frase)... ne terrò conto!

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CITAZIONE (sarrus @ 7/12/2007, 15:18)
Sul livello del refuso, mi viene più naturale ragionare in termini di parole e non caratteri, cioè un carattere di per sé non è mai sbagliato, è solo nel contesto di una parola che lo diventa. Gli spazi potrebbero rientrare, nel senso che "Iosono" è un refuso perché è una parola che non esiste.

Un altro modo per vedere le cose è immaginare un testo "ideale" (che è quello nella testa dello scrittore) rispetto a quello che ne esce. In quel caso ha senso confrontare i caratteri e la visione a "trasmissione di informazione" e "canale".

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CITAZIONE (Emiurgo @ 7/12/2007, 15:47)
CITAZIONE (sarrus @ 7/12/2007, 15:18)
Sul livello del refuso, mi viene più naturale ragionare in termini di parole e non caratteri, cioè un carattere di per sé non è mai sbagliato, è solo nel contesto di una parola che lo diventa. Gli spazi potrebbero rientrare, nel senso che "Iosono" è un refuso perché è una parola che non esiste.

Un altro modo per vedere le cose è immaginare un testo "ideale" (che è quello nella testa dello scrittore) rispetto a quello che ne esce. In quel caso ha senso confrontare i caratteri e la visione a "trasmissione di informazione" e "canale".

Cool!

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gatto

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Sarrus, quand'è che prosegui col tuo numero 3? Lo attendo con ansia! :lol:

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CITAZIONE (sarrus @ 7/12/2007, 15:18)
cioè un carattere di per sé non è mai sbagliato, è solo nel contesto di una parola che lo diventa. Gli spazi potrebbero rientrare, nel senso che "Iosono" è un refuso perché è una parola che non esiste.

Ci ho pensato un po'.
Secondo me anche tu hai in mente un testo ideale. Non è il contesto specifico che fa il refuso, ma il testo che ha in mente lo scrittore. Il contesto è solo una spia, ma non ha carattere definitorio nello stabilire se una cosa è refuso o meno.

Se uno scrive "la casa era rossa" può avere anche senso, ma è da considerare sbagliato se l'autore voleva scrivere "la cassa era rossa" (pur essendo sia casa che cassa parole esistenti in italiano, e pur essendo ambo le frasi di senso compiuto).

Se sto riportando il diario di un personaggio, in cui l'autore commette degli errori, e compare la parola: "sbaggliare", sarebbe un refuso se scrivessi "sbagliare". Nella mia testa io volevo che il personaggio dicesse "sbaggliare".
Lo stesso esempio, in modo meno artificioso, vale per i dialoghi di personaggi "sgrammaticati".

Lì come fai a capire se una parola è un refuso o no?
L'unico modo è conoscere il testo originario (ideale), quello che "ha in testa" l'autore.

Refuso è errore di trasmissione, secondo me (errore di battitura, una correzione forzata di Word, un lapsus nella scrittura, ecc.).

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view post Posted on 13/12/2007, 12:41P_QUOTE
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Ho spostato qui un po' di nostre discussioni, magari qualcuno è interessato. :)

Ho messo il tuo post in cima con un barbatrucco.

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CITAZIONE (Emiurgo @ 13/12/2007, 12:41)
Ho messo il tuo post in cima con un barbatrucco.

Grazie, ho avuto un momento di smarrimento!

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CITAZIONE (Emiurgo @ 13/12/2007, 10:46)
CITAZIONE (sarrus @ 7/12/2007, 15:18)
cioè un carattere di per sé non è mai sbagliato, è solo nel contesto di una parola che lo diventa. Gli spazi potrebbero rientrare, nel senso che "Iosono" è un refuso perché è una parola che non esiste.

Ci ho pensato un po'.
Secondo me anche tu hai in mente un testo ideale. Non è il contesto specifico che fa il refuso, ma il testo che ha in mente lo scrittore. Il contesto è solo una spia, ma non ha carattere definitorio nello stabilire se una cosa è refuso o meno.

Se uno scrive "la casa era rossa" può avere anche senso, ma è da considerare sbagliato se l'autore voleva scrivere "la cassa era rossa" (pur essendo sia casa che cassa parole esistenti in italiano, e pur essendo ambo le frasi di senso compiuto).

Se sto riportando il diario di un personaggio, in cui l'autore commette degli errori, e compare la parola: "sbaggliare", sarebbe un refuso se scrivessi "sbagliare". Nella mia testa io volevo che il personaggio dicesse "sbaggliare".
Lo stesso esempio, in modo meno artificioso, vale per i dialoghi di personaggi "sgrammaticati".

Lì come fai a capire se una parola è un refuso o no?
L'unico modo è conoscere il testo originario (ideale), quello che "ha in testa" l'autore.

Refuso è errore di trasmissione, secondo me (errore di battitura, una correzione forzata di Word, un lapsus nella scrittura, ecc.).

Sono assolutamente d'accordo. Infatti nella mia impostazione il concetto di refuso non è legato necessariamente a correttori automatici o altri strumenti "esogeni", anche per me il refuso è tale se rapportato a una qualche "situazione ideale". La differenza è che il mio livello zero è la parola mentre il tuo è il carattere.
Aggiungo però due considerazioni:

1) Se, come proponi tu, identifichiamo la "situazione ideale" con la mente dell'autore, c'è un problema: se un autore è convinto per ignoranza grammaticale che cuore si scriva con la q, secondo la tua impostazione, "quore" non sarebbe un refuso!

2) Tornando al discorso dei "livelli", riconosco che utilizzando il livello carattere, l'analisi è più generale (spazi sbagliati, ecc.); ne parlerò nell'ultimo post (con tanto di acknowledgement, naturalmente!)

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CITAZIONE (sarrus @ 13/12/2007, 12:59)
1) Se, come proponi tu, identifichiamo la "situazione ideale" con la mente dell'autore, c'è un problema: se un autore è convinto per ignoranza grammaticale che cuore si scriva con la q, secondo la tua impostazione, "quore" non sarebbe un refuso!

Sì. E' una buona osservazione, ma credo che il testo ideale sia collocato un po' "prima". Nel senso, in quel caso l'autore intendeva scrivere cuore, e la parola nel testo ideale sarebbe "cuore".

Certo, sono sicuro che volendo si possono trovare esempi più complicati che mettono in difficoltà questa definizione di testo ideale (basta andare a questionare su cosa significhi "intendere") - ci vuole comunque un cutoff arbitrario, una semplificazione (come, che so, l'assunzione che gli agenti economici effettuano scelte razionali).

Il testo ideale è un ente platonico. :sisi:

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CITAZIONE (Emiurgo @ 13/12/2007, 20:32)
Il testo ideale è un ente platonico. :sisi:

:quoto:


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Con la:

Parte 6 (il limoncello offerto dalla casa)

si conclude oggi il ciclo di articoli sulla probabilità del refuso.

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Corro a leggerlo a una velocità casuale.

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Sul blog il nuovo appuntamento di Formule e Parole: l'anagramma parte 1!

Parte 1 (il caso più semplice)

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